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Acquacanina> Badia Benedettina di Santa Maria di Rio Sacro (IX°sec.)

Descrizione

A quota 900-1.000 mt., tra i pendii del Monte Ragnolo e del Monte Valdifibbia, tra una fitta vegetazione di faggi e noccioli, si trovava un antico monastero che venne fondato nel VI sec. lungo la valle del Rio Sacro dai monaci benedettini che adottarono la riforma camaldolese di San Romualdo. Oggi, di quel primitivo monastero che prese il nome di Abbazia di San Salvatore di Rio Sacro per via di un Crocifisso ligneo che veniva custodito al suo interno, non rimane pressoché nulla ed è possibile scorgerne solo alcune tracce tra il folto bosco che ne ha inghiottito quanto rimasto.

Il monastero fu un centro vitale e spirituale per tutta la vallata e, come riportato sulla Bolla Pontificia del 1192, sotto la sua giurisdizione risultavano esserci ben nove chiese che da esso dipendevano. La decadenza del monastero ebbe inizio nel XVI sec. quando venne affidato agli Abati Commendatari che cominciarono a sperperarne tutti i beni costringendo i monaci a trasferirsi altrove. Gli Abati Commendatari erano dei laici o degli ecclesiastici che percepivano ed amministravano i redditi ma che in alcun modo potevano esercitare autorità sulla disciplina monastica.

I monaci scelsero come loro nuova dimora e sede conventuale la Chiesa di “Santa Maria de Merigu”, una di quelle chiese che dipendevano dal monastero e che da loro venne fondata intorno all’anno Mille. A seguito del loro trasferimento la chiesa modificò il nome in Abbazia di Santa Maria di Rio Sacro. Nei secoli a seguire l’Abbazia venne ampliata e subì alcune modifiche fino ad arrivare ad assumere l’aspetto che è possibile ammirare oggi. Il coro absidale fu trasformato in sacrestia, nel Quattrocento fu innalzata la torre campanaria sul fianco sinistro mentre su quello di destra fu costruita la casa parrocchiale, nel XVIII sec. vennero costruiti i due corpi laterali con le cappelle voltate a cupola.

Tra il 1950 ed il 1960 venne eseguito un accurato intervento di restauro ed aggiunto il portico sulla facciata. Nel settembre del 1997 si verificarono una serie di scosse sismiche che provocò dissesto nelle murature e nelle volte della crociera della cripta, lesioni alla torre campanaria, agli archi e un po’ ovunque su tutte le pareti perimetrali. Nell’agosto del 1999 venne approvato il progetto di restauro che ha previsto il consolidamento delle murature lesionate, il consolidamento e ripristino degli archi e delle volte dalla cripta suddivisa in tre navate da colonne e piccoli pilastri in pietra che viene illuminata da una finestra sotto cui è posto l’altare monolitico.

All’interno dell’Abbazia è possibile ammirare un affresco murale dov’è rappresentato il Martirio di San Sebastiano realizzato nel 1490 da Girolamo di Giovanni che in origine si trovava nella Chiesa di San Michele Arcangelo situata in località Campicino, un gruppo policromo della Madonna di Rio Sacro con il Bambino, opera del XVI sec., un affresco del 1390 raffigurante una Crocifissione che fu staccato e qui portato dalla Chiesa di Santa Margherita situata nella frazione di Vallecanto ed altre opere risalenti al XV e XVI sec. Tra le pregevoli opere che i monaci qui trasferirono dall’Abbazia di San Salvatore di Rio Sacro vi era anche il pregevole Crocifisso del Santissimo Salvatore, sempre oggetto di grande devozione da parte della popolazione e che venne trafugato nel 1974.

Curiosità: Una leggenda narra che gli abitanti di Acquacanina, da sempre inclini a venerare il miracoloso Crocifisso, una notte si accorsero che il Cristo era tornato alla sua vecchia dimora tra i boschi. Tentarono con ogni mezzo di spostare la Croce ma sembrava ancorata al suolo e, per quanti sforzi facessero, non riuscirono a sollevarla. Stessa cosa successe anche con una piccola campanella che era posta sull’edificio. Fu solo dopo che la popolazione fece voto di costruire e consacrare una cappella all’interno della nuova chiesa chiamandola Cappella del SS. Salvatore che riuscirono a spostare gli oggetti sacri e trasportarli nella nuova collocazione.

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