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Due passi alla Chiesa di Santa Maria in Pantano – Colle di Montegallo (AP)

Descrizione

DUE PASSI A … Nel mezzo di un rigoglioso manto di prati e boschi su di una splendida piana ad un’altitudine di 1159 metri ,incastonata tra una pineta su di un lato e le pendici boschive dei monti dall’altro lato seguendo la carrareccia che l’attraversa dopo la “Sorgente Santa” imboccando una strada brecciata, sorge in una collocazione solitaria e raggiungibile solo attraverso una stradina brecciata senza collegamenti stradali di rilievo la Chiesa di Santa Maria in Pantano o Chiesa delle Sibille.

Il caratteristico toponimo “in Pantano” trae origine dalla presenza di una rigogliosa fonte di acqua sorgiva,la sua posizione individua uno dei valichi storici transappeninici del territorio piceno e costituiva un riferimento e una meta privilegiata per viandanti, pellegrini, pastori braccianti e mercanti. Fino ai primi anni del Novecento la Chiesa faceva da scenario ad una grande fiera che richiamava l’attenzione delle popolazioni limitrofe che si svolgeva la terza domenica di Luglio almeno sin dal sec.XVII per effetto di una concessione appositamente rilasciata da papa Innocenzo XII nel 1694.

Ci troviamo ai piedi dei Monti Sibillini,ossia i monti delle Sibille, antiche sacerdotesse che sapevano predire il futuro perché intermediarie tra l’uomo e Dio e depositarie di segreti e misteri, sotto l’imponente mole del Monte Vettore, una delle vette più alte della catena ,nel comune di Montegallo; qui l’antica Chiesa di Santa Maria in Pantano, nonostante il suo valore identificato e diffuso, rimane isolata e vittima di quell’impoverimento demografico e di effetto socio-economico delle aree montane e pedemontane nel corso del novecento. La più antica attestastazione di Santa Maria in Pantano è la conferma della giurisdizione sulla “graciam de Pantano” presente nel diploma concesso da Federico II nel 1223 a Margherita badessa del monastero ascolano dei Ss Matteo ed Antonio di Campo Parignano.

La grancia, ossia un’azienda agraria che si colloca in un territorio e ne diventa un caposaldo economico ed organizzativo è l’unità tipica del processo di espansione dei Cistercensi; quindi S.Maria in Pantano fù parte integrante della realtà insediativa tipica del movimento cistercense. Le sue origini non sono databili in modo preciso,è stata comunque più volte riferita notizia circa la sua fondazione ad opera del Vescovo ascolano Audere o Auclere ( 745-780) dal Capponi (1898) che per primo ha avanzato questa tesi non suffragando però documentazioni al riguardo.

Comunque è certa l’esistenza di una chiesa più antica dell’attuale e intorno alla chiesa superstite, agli inizi del Novecento erano osservabili i ruderi dei fabbricati che la completavano in virtù del suo prezioso ruolo di riferimento. Il portico frontale a tre campate,chiaramente postumo aderisce alla facciata dell’edificio e alloggia sul piano superiore un’abitazione, destinata al curato; molto caratteristico sulla falda sinistra del tetto il comignolo del camino. Sulla facciata retrostante s’imposta la vela ricostruita i primi del novecento, con l’antica campana bronzea fusa nel quattrocento, caratterizzata dai rilievi della Crocefissione, della Madonna con il Bambino e di S.Antonio Abate, il tutto arricchito da un’epigrafe inedita in caratteri gotici.

Di particolare interesse sono due monofore murate che pur riallacciandosi a fogge di origine medioevale si distinguono per le dimensioni e la resa dell’inquadramento; le due finestre riecheggiano le analoghe aperture ravvisabili nei più antichi esempi di edilizia residenziale cinquecentesca presenti nel territorio di Montegallo: la casa-torre di Propezzano datata 1509 o la casa-torre dell’abitato di Corbara. Comunque Santa Maria in Pantano possiamo considerarlo un incontro tra cultura pagana e cristiana, non solo per la zona tanto sacra alla Madre Terra, ma anche e soprattutto per gli affreschi che caratterizzano l’edificio, riportanti episodi evangelici, ma con accanto ai profeti, vi sono rappresentate le corrispettive sibille!

In particolar modo qui troviamo nella volta, nelle pareti laterali, e nella parete di fondo affreschi ad opera di Martino Bonfini da Patrignone risalenti al secondo decennio del sec.XVII; Sulle pareti laterali si osservano quattro Scene della vita di Maria affiancate in alto, da quattro troneggianti Sibille (la Sibilla Ellespontica, la Sibilla Agrippa di grande rarità iconografica, la Sibilla Frigia, la Sibilla Delfica) e in basso da quattro Profeti in monocromo dell’antico Testamento.

Nella parete di fondo domina il Padre Eterno affiancato da una gloria di angeli, poi nelle vele laterali della volta, ci sono due riquadri su campo rosso che riportano, a sinistra una lista di nomi, (probabilmente di coloro che avevano commissionato l’opera), a destra l’attestazione dell’autore, chiaramente leggibile e la data di realizzazione, purtroppo indecifrabile. L’attribuzione al Bonfini è da attribuire a Daniela Ferriani e a Luciano Arcangeli, due studiosi che hanno poggiato quest’intuizione sul confronto tematico e stilistico con gli affreschi anch’essi autografi del santuario della Madonna dell’Ambro presso Montefortino, realizzati nel 1610-1612 sull’onda del fervore artistico e religioso innervato dalla Santa Casa di Loreto.

Tali affreschi sono stati restaurati di recente ma quelli sulla parete destra e sulla volta sono andati persi perché presentavano un pessimo stato di conservazione irrimediabile. Ai dipinti và attribuita una certa originalità e a differenza dei corrispondenti di Montefortino, sono indenni da ritocchi e da ridipinture.

L’ alta qualità e singolarità degli affreschi può solo riconfermare il forte valore simbolico goduto dalla chiesa non solo per la sua felice collocazione geostorica ma anche per il rapporto che essa aveva stabilito con un forte tessuto di credenze e tradizione, ben vive nell’area dei Sibillini almeno sin dal sec.XV.

A tutt’oggi potrebbe essere un volano per il turismo religioso inserito in circuiti territoriali di rilievo,invece rimane nella sua isolata e sfortunata posizione,poco considerata invece perché i curiosi di passaggio che vogliono apprezzarla non riescono spesso a trovare neppure le chiavi per entrarVi.

DI ROSSI ALESSIA

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Colle di Montegallo (AP)
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