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Castelluccio di Norcia> Il suo Altopiano e la Fioritura

Descrizione

Castelluccio di Norcia è un piccolo paese che sorge a 1450 mt. s.l.m. distante 30 km da Norcia, chiamato anche il tetto dell’Umbria per la sua fantastica posizione, è un borgo posto in cima ad un colle che si eleva sull’omonimo altopiano. Di fronte si erge imponente e maestosa la sagoma del Monte Vettore che con i suoi 2.476 mt. è la cima più alta della catena dei Monti Sibillini. Il grande altopiano carsico ebbe origine circa un milione di anni fa quando una distensione tettonica fece separare ed allontanare tra loro immensi blocchi rocciosi, creando una vasta depressione in cui in origine si venne a formare un lago. Prosciugandosi, ha lasciato il posto ad un vasto pianoro denominato Piana di Castelluccio la cui estensione è di circa 15 km² costituita dal Pian Grande, dal Pian Piccolo e dal Pian Perduto.

Il Pian Grande, situato sulla lunga strada dritta che da Castelluccio si dirige verso Forca Canapine-Norcia, è rinomato oltre che per la sua ampiezza anche per un fenomeno chiamato Inghiottitoio o anche Fosso dei Mergani. Si tratta di una fenditura lunga circa 1,5 km e profonda 20 mt. nel quale confluiscono e spariscono in profondità le acque piovane e quelle che derivano dallo scioglimento delle nevi per riemergere circa 900 mt. più a valle vicino all’abitato di Norcia.

Il Pian Piccolo è situato sulla strada che sale a Forca di Presta vicino alla quale si trova una estesa faggeta chiamata Macchia Cavaliera e scampata alla deforestazione causata dall’uomo negli anni passati.

Il Pian Perduto è situato quasi interamente in provincia di Macerata, fatta eccezione per una piccola porzione che si trova nel comune di Perugia. L’origine del nome di questo luogo deriva dalla famosa Battaglia del Pian Perduto (vedi sotto), che qui si combatté tra gli eserciti di Visso e Norcia per il dominio delle terre coltivabili. Qui si trova un laghetto denominato Stagno Rosso, le cui dimensioni variano da 38 a 43 mt. e la cui profondità, che ovviamente muta in base alle stagioni, non arriva a superare mai il metro. Il colore delle sue acque varia dal grigio al giallo ma in genere, durante il periodo estivo, assume un colore rosso-violaceo causato da un’ alga chiamata “Euglena sanguinea”, il cui fenomeno è stato scoperto per la prima volta il 19 giugno del 1995. Questa alga in condizioni normali si presenta di colore verde ma, con il variare dell’intensità della luce e della temperatura dell’acqua, muta di colore creando effetti quasi irreali. Una leggenda legata al fenomeno della colorazione del laghetto narra che una fata nel dipingere un arcobaleno fece cadere della vernice rossa sui campi sottostanti e di conseguenza venne a formarsi un lago dal colore rosso che solo in particolari condizioni risultava essere visibile, così come l’arcobaleno lo è in determinate condizioni meteorologiche.

Castelluccio, prima di assumere l’attuale nome, si è anche chiamato Castello dei Senari e Castel di Monte Precino. Se non è evidente il significato del primo nome, il secondo invece può essere ricollegato alla parola “presa” (prato o pezzo di terreno) oppure ad “apricus” (soleggiato, esposto al sole). L’attuale nucleo nacque nel XIII sec. ma a seguito di alcuni studi fatti si desume che la sua fondazione possa essere ancor più antica. A tal proposito sono stati rinvenuti sul territorio monete romane risalenti al III sec., oggetti in terracotta ed una tomba di un soldato romano lungo la strada che conduce a Forca di Presta e questo testimonia la presenza dell’uomo qui su queste alture fin dall’epoca romana.

Considerando la sua posizione, qui si trovava un Castello costruito a controllo delle vie che mettevano in comunicazione la Valle del Tronto con quella del Nera ed a protezione dei confini e dei pascoli comunali, viste soprattutto le mire espansionistiche dei vicini paesi marchigiani. Nell’antichità i Castelli erano quegli agglomerati che sorgevano in punti strategici del territorio e che servivano a difendere i confini dell’antico comune. Del primitivo abitato resta soltanto la porta di ingresso che immette nella piazza dove si trova la Chiesa di Santa Maria Assunta. La parte più alta, denominata cassero, ospitava un edificio fortificato ricco di provviste, armi e munizioni e tutt’intorno ad esso cominciarono a sorgere le abitazioni che, vista l’elevata posizione e le avverse condizioni meteorologiche che vi erano, si allinearono a semicerchio concentrico sul versante sud, lasciando scoperto quello esposto a nord. Gli abitanti godevano di terre, franchigie e privilegi comunali se conservavano la residenza all’interno del Castello. Qui i terreni venivano lavorati solo nei periodi più caldi dell’anno o adibiti a pascoli, nei periodi di transumanza, delle greggi che da valle salivano in quota. Da fenomeno stagionale questi lavori si trasformarono in stanziali portando, col tempo, all’inesorabile distruzione della faggeta che ricopriva interamente la zona, per adibire il territorio a coltivazioni che ancora oggi costituiscono una delle principali fonti di sostentamento e di reddito dei suoi abitanti.

Vista la sua posizione di confine e dominio, Castelluccio ha sempre avuto un ruolo preponderante soprattutto per il possedimento di terreni che potevano essere adibiti ad agricoltura ed a pastorizia in un ambiente così montuoso. Nel 1346 Norcia designò 16 divisori, scelti tra il suo ceto nobile e popolare, che ebbero mandato di suddividere la montagna e ripartire i prati, i boschi, i pascoli ed i terreni dediti alle colture a ciascun nucleo familiare che potevano disporne in usufrutto a vita. Dal XVI sec. però Norcia cominciò a prevaricare sempre più i diritti del contado ed a poco a poco si rimpadronì dei territori assegnati.

Gli anni passarono e le due città di Norcia e Visso passarono da momenti di dure lotte a brevi tregue. Tra Norcia e Visso ci sono sempre state dispute e diatribe ed uno degli scontri più aspri e lunghi che esse si trovarono a combattere fu la Battaglia del Pian Perduto. Il 19 luglio del 1522 è la data che ha segnato il punto culminante di antiche controversie territoriali e che mise fine a secoli di scontri tra i due eserciti. Quello di Norcia, sebbene fosse più forte e composto da 6.000 soldati fu sconfitto dai 600 combattenti vissani. I documenti dell’epoca sono lacunosi in merito a ciò e non permettono un’esatta ricostruzione dell’accaduto ma le gesta dello scontro sono narrate in uno straordinario poema di 116 ottave composto in rime da un poeta-pastore di Castelsantangelo sul Nera di nome Berrettaccia vissuto nel 1600. Egli descrive, non senza ironia e talvolta con comicità, la controversia che portò a prevalere i vissani nonostante l’inferiorità numerica.

Curiosità: Per suggellare la pace ed a memoria dell’evento venne eretta a Forca di Gualdo, sulla strada che scende a Castelsantangelo sul Nera, la Chiesa della Madonna della Cona, un tempo chiamata anche Chiesa della Madonna delle Grazie. La chiesa si trova sul territorio di Castelsantangelo ma “moralmente” appartiene anche a Castelluccio. Ogni anno nella prima domenica di luglio i due rispettivi paesi si recano in processione alla cappella e dopo aver assistito alla messa danno inizio alla Festa della Cona dove vengono allestiti banchetti, canti e balli. Oggi questa tradizione è ancora viva ma la festa non viene più svolta.

Sulla piana, nella tarda primavera, tra la fine di maggio e l’inizio del mese di luglio, si impone il famoso fenomeno della Fioritura dove assieme ai fiori delle lenticchie, fiordalisi, genziane, margherite, narcisi, papaveri, ranuncoli, violette ed altre numerose specie floreali, fioriscono in contemporanea trasformando questa distesa in una vastissima moltitudine di colori, creando un’esplosione degna di una famosa opera impressionistica. La lenticchia, chiamata “lenta” dagli abitanti, è il prodotto rappresentativo per eccellenza che si coltiva a Castelluccio. E’ una pianta annuale che viene seminata dopo lo scioglimento del manto nevoso e la cui fioritura avviene tra i mesi di maggio e luglio. Fino a fine luglio quando comincia la  “carpinatura” ossia la raccolta che una volta veniva fatta esclusivamente a mano per lo più dalle donne chiamate “carpirine”, essa necessita della sola pioggia. Unica per il suo aspetto policromo e per le sue ridotte dimensioni, nel 1997 ha ottenuto, con decreto comunitario, il riconoscimento europeo di Indicazione Geografica Protetta (IGP) salvaguardandolo, di conseguenza, da possibili frodi.

Curiosità: E’ tradizione delle donne di Castelluccio recarsi ogni anno alla fine di giugno in pellegrinaggio alla Chiesa di Santa Scolastica a Norcia per invocare la pioggia sui raccolti. Qui dopo la celebrazione della messa vengono offerti pane, prodotti locali ed un bicchiere di vino. Fino a 15 anni fa questo pellegrinaggio veniva fatto a piedi, l’ultimo tratto e l’entrata in chiesa invece percorsi in ginocchio e recitando il rosario. Al ritorno esse erano solite raccogliere lungo la strada grandi mazzi di ginestre fiorite che venivano poi appesi alle porte delle loro case e lì lasciati per circa una lunazione, un mese lunare.

A Castelluccio il clima risente tantissimo di grosse escursioni termiche con gelate ed abbondanti precipitazioni nevose durante la stagione invernale e temperature miti durante la stagione estiva che non arrivano a superare i 30 gradi. Durante l’estate i monti circostanti offrono numerosi percorsi per gli appassionati di trekking e per coloro che vogliono effettuare escursioni in bicicletta, a cavallo o con gli asini. Nel periodo invernale invece la Piana di Castelluccio può diventare luogo di divertimento per i bambini che qui possono svagarsi senza pericoli, per gli appassionati di sci di fondo e di ciaspolate sulla neve. I pastori che sulla piana trascorrono le loro giornate sono abituati a veder volteggiare nel cielo gli amanti del deltaplano e del parapendio, uomini-uccello che con le loro ali colorate qui trovano il loro habitat ideale per volteggiare ed ammirare dall’alto uno dei paesaggi più belli e ricchi dell’appennino. Per via delle particolari correnti ascensionali, l’altopiano di Castelluccio è rinomato in tutto il mondo per la pratica degli sport in volo.

Le abitazioni sono collocate lungo le ripide stradine che salgono e scendono il pendio del colle, le loro piccole finestre sono addossate le una alle altre quasi come a volersi difendere a vicenda dal freddo. Sui muri di alcune case potrete notare delle curiose scritte satiriche fatte a calce o con la vernice bianca, chiamate satire, incomprensibili a chi non conosce il dialetto, che si riferivano a fatti o cose realmente accadute e che alludevano ad un soggetto senza mai citarne il nome. E’ un fenomeno che ebbe inizio negli anni sessanta quando in una mattina d’estate i primi abitanti che si alzarono per andare al lavoro le trovarono scritte al muro. La loro interpretazione era difficile da comprendere se non a coloro che le avevano originate. Ben presto esse si moltiplicarono ed in poco tempo tutti i muri di Castelluccio ne furono pieni. Quella fu l’inizio di un’era che è arrivata fino ai giorni nostri e se oggi molte sono scomparse, rimangono indelebili nel ricordo dei paesani più anziani.

Salendo sulla cima del colle, una volta chiamato “le pitture”, si arriva nel nucleo più antico del paese dove si trova l’unica porta rimasta delle antiche mura adiacente la Chiesa di Santa Maria Assunta. Edificata nel XVI sec. si presenta con una scalinata che conduce alla facciata intonacata nel quale è inglobato il portale di ingresso ad arco a tutto sesto ornato da ghiere e paraste laterali, cioè pilastri inglobati in una parete che sporgono solo leggermente, sulla cui architrave è incisa la data 1528. Essa in origine aveva una torre campanaria mentre l’attuale campanile venne aggiunto nel 1801 in sostituzione della torre. L’interno si presenta a pianta centrale con quattro bracci, una cupola ottagonale con decorazione pittorica del 1862 ed archi a botte che si appoggiano su grosse colonne. In tre di queste colonne sono stati ricavati dei piccoli vani che servono da sacrestia, accesso al pulpito, alla cantoria ed al campanile. Nel braccio posteriore vi è un altare seicentesco arricchito da un Crocifisso ligneo del XV sec. ed una tela del XVIII sec. raffiguranti la Santissima Addolorata e San Giovanni. Nel braccio destro invece è posto un altare rinascimentale in pietra del 1540 dedicato all’Assunta, opera di Francesco da Milano. Nel braccio sinistro è collocato invece un altare dedicato a Sant’Antonio Abate. A seguito di interventi di restauro effettuati nel 1990 sono riaffiorati nel nicchione affreschi del 1582 raffiguranti la Madonna del Rosario e dipinti da Carmine e Fabio Angelucci. Una statua in legno di una Madonna con Bambino, eseguita nel 1499 da Giovannantonio di Giordano da Norcia risultava essere in parte danneggiata a seguito di un tentativo di trafugamento avvenuto nel 1980 che l’ha privata del Bambino e della mano sinistra. Nel 2006 però, grazie ad una donazione, la statua è stata restaurata delle parti mancanti.

In origine il paese aveva un’altra chiesa sempre intitolata a Santa Maria ed oggi chiamata Chiesa del Sacramento e situata nel centro dell’abitato che smise di essere la parrocchiale dopo che venne costruita quella posta sulla cima del colle. Nei primi anni del XVII sec. assunse l’attuale denominazione derivante dalla Compagnia del Santissimo Sacramento di Norcia che venne fondata nel 1425 dalla predicazione sui Monti Sibillini di San Giacomo della Marca. Con il terremoto del 1703 essa venne quasi completamente distrutta ed i lavori terminarono nel 1728, come inciso su una lapide inserita nel timpano del portale. Sulla sommità è posto un campanile al cui interno erano collocate due campane di diverse dimensioni. La più grande veniva suonata dall’interno della casa del Parroco al mattino ed alla sera per annunciare l’inizio e la fine della giornata lavorativa; quella piccola invece per chiamare a raccolta i capi famiglia per prendere decisioni riguardanti le problematiche della comunità.

Castelluccio è bella da visitare sempre, in ogni periodo dell’anno, ad ogni ora della giornata e tutte le volte vi apparirà sempre diversa perché sempre diverso è l’ambiente circostante. Vi capiterà di vederla fare capolino arroccata sul suo monte, con la nebbia che tutt’intorno ricopre la piana, quasi come se volesse sovrastare il soffice manto di nubi, oppure ricoperta di neve che nelle giornate di sole la farà sembrare un quadro d’autore. Ma Castelluccio è suggestiva anche al calar del sole, quando le prime luci cominciano ad accendersi e ad illuminare il paese che sembra assomigliare sempre più ad un piccolo presepe arroccato sulla cima di un monte…uno spettacolo più unico che raro!!!

Gli abitanti che tutto l’anno “vivono” Castelluccio di Norcia sono circa 120.

Curiosità: Castelluccio di Norcia è diventata tappa finale dell’itinerario del Sentiero Europeo E1 che univa Capo Nord in Norvegia con Capo Passero in Sicilia, un percorso inaugurato il 2 Luglio 1972 e lungo oltre 6.000 km che attraversa l’intero continente europeo. Attualmente, per inagibilità di buona parte di esso, la lunghezza totale del percorso è di 4.900 km partendo da Grövelsjön in Svezia e terminando appunto a Castelluccio di Norcia in Umbria.

Curiosità: Fin dall’antichità il fascino di questi luoghi e dei Monti Sibillini in generale, sono stati scenari che hanno scaturito leggende e fantasie e qui a Castelluccio si narra che di notte le fate, donne bellissime che per l’effetto di un incantesimo erano destinate all’eterna giovinezza, scendevano a valle dai monti perché amavano intrattenersi a ballare e far festa con gli uomini del paese ma che, con le prime luci dell’alba, esse dovevano far ritorno sui monti. Durante uno di questi balli esse furono sorprese dai primi raggi del sole e, costrette a fuggire, con i loro piedi caprini, nella folle corsa, segnarono una parete del Monte Vettore (la Faglia che taglia il monte a quota 2.000 mt.) ancora oggi chiamata la Strada delle Fate.

Risalendo il sentiero che da Forca di Presta conduce al Monte Vettore (vedi Itinerario nr.7), troverete, a quota 1.941 mt., il Lago di Pilato anticamente chiamato Lacum Sibillae, l’unico bacino naturale di origine glaciale dell’Appennino. La sua forma particolare a “occhiale” lo contraddistingue durante il periodo estivo, dopo lo scioglimento delle nevi che provvedono, unitamente alle piogge, ad alimentarlo. Dai rilevamenti effettuati nel 1990, quando a causa delle eccezionali condizioni climatiche si prosciugò, il suo perimetro misurava circa 900 metri, la lunghezza circa 130 metri e l’altezza 8-9 metri. Nella tradizione popolare il lago è stato, ed è considerato, un luogo magico e misterioso. La leggenda narra che qui nelle sue acque sarebbe custodito il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Tiberio (secondo imperatore romano che governò dal 14 al 37 d.C.). Quest’ultimo, dopo aver rinchiuso il corpo di Ponzio Pilato in un sacco, lo affidò ad un carro di bufali che lasciò liberi di vagare senza meta. Gli animali da Roma sarebbero giunti fino ai Monti Sibillini e su fino alla Cima del Redentore dalla cui cresta il corpo cadde nelle sue acque. Altre leggende narrano che, in questo lago, vi era un’entrata verso il mondo degli Inferi attraverso accessi impervi e difficilmente raggiungibili. Anche per questo motivo, a partire dal XIII sec., è stato considerato come un luogo popolato da streghe e negromanti tanto da costringere le autorità religiose del tempo a vietarne l’accesso ponendo una forca all’inizio della vallata. Inoltre furono alzati anche dei muri a secco intorno alle sue acque per evitarne il raggiungimento.

Nel 1954 il Professor Marchesoni scoprì che nelle acque del Lago di Pilato era presente un piccolo crostaceo (gamberetto) di colore rossastro con dimensioni di circa 12 mm di lunghezza e caratteristica di nuotare all’indietro con il ventre rivolto verso la superficie. Venne nominato Chirocefalo del Marchesoni ed a oggi risulta essere presente solo in questo luogo. Le sue uova vengono deposte sulle rive e tra le rocce in secca pertanto è assolutamente vietato avvicinarsi alle sue sponde o entrare in contatto con le sue acque.

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Castelluccio di Norcia (PG)
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