Amandola> Chiesa di Sant’Agostino (Santuario del Beato Antonio)-(XIV°sec.)

Descrizione

In Piazza Risorgimento, ai piedi del Colle Marrubbione, sin dal 1301 vi era un primo insediamento di un Ordine agostiniano che, grazie a sussidi ed a lasciti privati, venne ampliato dal Priore Antonio Migliorati (divenuto poi il Beato Antonio). Ben presto riuscì a costruire un convento, un chiostro e la Chiesa di Sant’Agostino, conosciuta anche come Santuario del Beato Antonio.

Nei secoli successivi la chiesa subì numerosi rifacimenti ed ampliamenti fino ad arrivare ad assumere l’aspetto attuale nel 1782, quando l’architetto Pietro Maggi mutò radicalmente lo stile del fabbricato con l’allungamento del corpo verso la piazza, ridisegnò la nuova facciata in cui venne inglobato il portale quattrocentesco in stile gotico con decorazioni di tipo veneziano e rinnovò l’interno in stile neoclassico.

Nella seconda metà del 1850 la chiesa, a seguito dell’emanazione delle leggi eversive che ordinavano di sopprimere tutti gli Ordini e le Corporazioni religiose, passò di proprietà dell’appena nato Stato Italiano.

A seguito delle scosse sismiche che per giorni si sono succedute nel settembre del 1997, l’edificio ha subito danni un po’ su tutta la struttura e, nel 2003, venne approvato il progetto di restauro, consolidamento e risanamento conservativo.

L’esterno presenta una facciata barocca ed un alto campanile con bifore ogivali che termina con una cuspide ottagonale, innalzato nel 1464 da Pietro Lombardo. Nel 1659 e nel 1874 il campanile fu gravemente colpito da un fulmine ed, in entrambi i casi, venne restaurato per iniziativa del Comune.

L’interno della chiesa, a unica navata e con copertura a volta, è ricca di stucchi, figure allegoriche e cicli pittorici realizzati in gran parte all’inizio del 1900 dai pittori Francesco Ferranti e Orazio Orazi. Custodisce anche una scultura in terracotta raffigurante la Pietà e risalente all’inizio del 1400. Nelle lunette del chiostro vi sono alcuni affreschi rappresentanti i Miracoli del Beato Antonio, realizzati da Domenico Malpiedi tra il 1606 ed il 1612. La parte più antica della chiesa è rappresentata dall’abside, inglobata nel primo piano della torre campanaria. Nello spazio sottostante il chiostro originario si trova la cappella del Beato Antonio Migliorati dove, in una teca, sono custodite le sue spoglie.

Il Beato Antonio nacque ad Amandola nel 1355, venne ordinato sacerdote nel 1380 e, per 12 anni, visse nel convento di Tolentino. Si trasferì poi a Bari e fece ritorno nella sua terra natia ai primi del XV sec. per entrare nel convento degli eremiti di Sant’Agostino. Qui venne nominato Priore del convento e vi rimase fino al 25 gennaio del 1450, anno della sua morte. Nel 1453 il suo corpo fu tolto dal sepolcro comune dove venivano seppelliti tutti i frati per essere sistemato in un’arca di legno sopra ad un altare a lui intitolato. Nel 1641 fu posto in un sarcofago di legno che, nel 1897, fu sostituito con uno marmoreo realizzato dallo scultore Giovanni Lugari. Venne proclamato beato l’11 luglio del 1759 da Clemente XIII e la città di Amandola lo festeggia con una grande festa patronale ogni anno alla fine di agosto.

Si narra che il Beato Antonio era solito dormire su di un letto fatto di tavole di legno e paglia, avere una pietra come cuscino e una coperta di capra, sottoponendo il suo corpo a questa penitenza per raggiungere la più completa comunione con Dio. Negli ultimi anni della sua vita si convinse, su insistenza dei suoi confratelli, a sostituire il masso su cui poggiava il capo con un cippo di legno e questo, insieme al suo corpo fu, fin dalla sua morte, meta di pellegrinaggi e riverito a tal punto che le persone staccavano piccoli pezzi di questo santo legno per miscelarlo con l’acqua.

Si narra che quest’acqua diventava medicina portentosa e miracolosa e che riuscisse a guarire i malati di calcoli renali e di peste. Vista la consuetudine con la quale il cippo veniva eroso da parte dei fedeli, i frati agostiniani decisero di nasconderlo e custodirlo, riuscendo così a preservarlo fino a farlo arrivare ai giorni nostri. Su di esso è posta una Bolla Ufficiale dello Stato Pontificio datata 1857 con tanto di sigilli posti ai quattro angoli ed ancora ben leggibile, che attestano l’autenticità della reliquia. Anni fa questo cippo è tornato alla luce e gli amandolesi, devoti al Beato Antonio, vorrebbero nuovamente esporlo in pubblico.

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