Castelluccio di Norcia> Presentazione

Descrizione

Castelluccio è una frazione del comune di Norcia (PG).

Il paese si trova in cima ad una collina che si eleva sull’omonimo altopiano, uno dei più vasti dell’Italia centrale ed inserito nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L’altezza di 1.452 m s.l.m. ne fa il centro abitato più elevato dell’Appennino Umbro-Marchigiano. Di fronte ad esso si erge imponente la sagoma del Monte Vettore (2.476 m). Il paese si trova a circa 28 km di distanza da Norcia, ed è raggiungibile attraverso una strada panoramica. Secondo i dati Istat del 2001, è abitato da 150 residenti.

La presenza dell’uomo nella zona è testimoniata sin dall’epoca romana, con il rinvenimento di alcuni oggetti in terracotta presso la Fonte di Canatra, in località Soglio. Inoltre, nelle fondamenta di una casa furono rinvenute nei secoli passati diverse monete romane risalenti al periodo dell’imperatore Claudio II il Gotico (III secolo), e lungo la strada che conduce a Forca di Presta, si trovò anche la tomba di un soldato romano. Il nucleo attuale risale al XIII secolo, anche se alcune ricerche tendono a retrodatarne la fondazione. L’altopiano del Castelluccio è costituito da un sistema di diversi bacini glaciali svuotatisi in era geologica in seguito ad una serie di sconvolgimenti tettonici. L’altopiano si sviluppa su una direttiva Nord-Sud per una lunghezza complessiva di circa 20 km e prende il nome dal piccolo centro abitato che occupa una delle sue sommità calcaree marginali. Il Pian Grande rappresenta l’altopiano di maggiore estensione (circa 15 km quadrati): ad esso si aggiungono degli altipiani minori (Pian Piccolo, Pian Perduto, Quarto San Lorenzo e il Pian dei Pantani). Nella tarda primavera l’altopiano è teatro di un particolare fenomeno naturale denominato Fioritura e dovuto appunto alla fioritura contemporanea di decine di specie floreali diverse che danno luogo ad un tappeto multicolre che ricopre tutta la valle tra la fine di maggio e l’inizio di luglio (soprattutto papaveri, fiordalisi, margherite).

Il Monte Vettore (2.478 m), uno dei più alti monti dell’appennino centrale. A breve distanza dalla sommità, si trova il Lago di Pilato (1.941 m), originato dal ghiacciaio invernale del monte. Le sue acque ospitano una colonia di Chirocefalus Marchesoni, un minuscolo gamberetto;

La Grotta della Sibilla (2.150 m), abitata secondo la leggenda da una maga capace di predire il futuro;

Piani carsici di Castelluccio (1.350 m), di circa 15 km², rappresentati principalmente dal Pian Grande e dal Pian Perduto.

Scritte in vernice bianca sui muri di alcuni edifici, usate per esporre i problemi e le peculiarità del paese (satire);

Chiesa di S. Maria Assunta (XVI secolo), con una pregevole scultura lignea della Madonna (1499) ad opera di Giovanni Antonio di Giordano, scultore norcino.

La Battaglia del Pian Perduto

Quattro secoli fa il Pian Perduto fu teatro di una delle cruente battaglie che allora si combattevano per motivi di confini. Il Comune di Visso nel 1325 ampliò il proprio, a scapito di quello di Norcia verso Castelluccio, con un acquisto nel piano del Quarto (antico nome del Pian Perduto). Tale acquisto abusivo, mai riconosciuto da Norcia, fu causa di interminabili e sanguinose lotte tra i due Comuni rivali fino alla battaglia decisiva.
Così inizia “La Battaglia del Pian Perduto”, poemetto tra lo storico e l’eroicomico, scritto e lasciato incompiuto da un pastore-poeta del ‘600, di nome Berrettaccia, di Castel S. Angelo, completato all’inizio dell’800 e gelosamente custodito, assieme ad altri poemi famosi come quelli del Tasso o dell’Ariosto, nelle scarselle di molti pastori che li imparavano a memoria.

Nel 1522 Norcia, decisa a porre fine alla vertenza dei confini, marcia con un’armata di 6000 uomini “per invadere a sorpresa il territorio di Visso dalla parte di Castel S. Angelo, e quivi menar stragi e ruine” (Patrizi-Forti). Conosciute le mosse dei norcini, i vissani si armarono ed in 600 li assalgono astutamente mentre riposano “accampati per ristorar le forze …. Nel Piano del Quarto. Sorpresi da tanta arditezza i norcini fuggono beffati lasciando piano, armi, morti e feriti” e molti, girando M. Lieto , puntano su Gualdo, ma inseguiti dai vissani ed asaliti dalle donne di questo paese lasciano sul terreno altri morti. E’ vero che il rapporto 1:10 tra i contendenti , fornito dai vissani sembra esagerato, ma i norcini hanno sempre minimizzato la batosta. C’è chi persino ha sostenuto che la vittoria di Visso “più che al valor combattivo, si deve attribuire ad un’astuzia strategica delle donne gualdesi che, secondo la tradizione, si sarebbero offerte ai combattenti nursini per farli accerchiare dai vissani”.

Da quel lontano 20 luglio 1522, giorno della battaglia, il Piano, sino allora detto del Quarto o Piano di Cànatra o di Visso, fu chiamato Perduto.

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