Arquata del Tronto> Spelonga – Chiesa di Sant’Agata e la Bandiera della Battaglia di Lepanto (XV°sec.)

Descrizione

Il principale e più importante edificio religioso del paese di Spelonga è la Chiesa di Sant’Agata, edificata nella seconda metà del 1400 e situata al centro della piazza dell’abitato. A pianta rettangolare, presenta una facciata molto semplice con un portale in pietra arenaria ed elementi in stile rinascimentale, successivo all’epoca della costruzione della chiesa. Gran parte degli arredi sacri, delle pitture e degli affreschi di pregio presenti al suo interno, provengono dalla Chiesa di Santa Maria de Spelonca. Diverse opere sono attribuite a Bernardino Campilio da Spoleto, per anni erroneamente identificato in “Panfilo da Spoleto”.

Al suo interno, vi è anche custodita la bandiera da combattimento con stemma musulmano che fu strappata nella Battaglia di Lepanto ad una nave turca nel 1571 dagli spelongani. Custodita in una teca di vetro, è posta a sinistra dell’altare maggiore realizzato nel 1631 in legno di noce intagliato con al centro una scultura in terracotta di Sebastiano Aquilano. Un altro altare ligneo, fatto costruire dalla confraternita del Santissimo Rosario nel 1638 è collocato sulla parete di destra vicino all’ingresso laterale.

Ogni tre anni a Spelonga si svolge la “Festa Bella”, rievocazione storica e folkloristica della Battaglia di Lepanto combattuta nel 1571 e che i paesani ricordano con una festa per non dimenticare le indomite gesta. Gli spelongani, che poco o nulla avevano a che fare con il mare, parteciparono attivamente alla fornitura del legname, alla costruzione delle navi ed al conflitto, in quanto reclutati dalla Chiesa che aveva bisogno di uomini combattenti valorosi e forti da mandare in battaglia. Solo chi poteva permetterselo, ma forse nessuno, pagò una specie di riscatto per non partire.

Definita anche come “l’ultima crociata” vide le forze cristiane guidate da Don Giovanni d’Austria con Marcantonio Colonna comandante dei pontefici, vincere dopo oltre 5 ore di interminabile guerriglia contro i musulmani capitanati da Mehemet Alì. Gli spelongani riuscirono a strappare la bandiera posta sulla feluca turca e, in segno di vittoria, la portarono in patria come uno straordinario cimelio di partecipazione e di vittoria. Per poter comprendere meglio questo avvenimento, bisogna pensare che in questa battaglia persero la vita ben 40.000 soldati !!!

All’inizio del mese di Agosto, dopo un lungo suono di campane che chiama a raccolta tutto il paese, la popolazione saluta un gruppo di 148 uomini, tanti quanti furono gli spelongani che parteciparono alla Battaglia di Lepanto (come da carteggio custodito presso la Biblioteca Vaticana). Questi hanno il compito di recarsi nei boschi dei Monti della Laga per tagliare un albero della lunghezza di 25-30 mt. che verrà ripulito di tutti i rami, “squadrato” alla base e preparato per essere trasportato a valle dopo tre giorni per diventare l’albero maestro della nave. Si narra che lo stesso rituale di saluto, seppur con uno stato d’animo diverso, avvenne anche quando gli spelongani partirono per la Battaglia di Lepanto.

Nei giorni in cui gli uomini sono impegnati nel bosco, in paese fervono i preparativi per addobbare il paese a festa con rami di abete, foglie di zezzera dai riflessi argentati e reperire il materiale necessario alla costruzione della galea. Guidati da un capogruppo tutti gli uomini si dispongono a coppie intorno al fusto, vengono fissate le “crucche” (in italiano crocco o incino di ferro) e inserite in un anello di ferro dove si infila una corda corta legata ad una “stanghetta” (un paletto di legno posto di traverso rispetto all’albero). Al grido ritmato di “Oh Forza” del caposquadra il tronco viene trasportato a valle con le sole forze delle loro braccia.

Il terzo giorno, che in genere è quasi sempre domenica, al consueto suono delle campane, l’albero fa il suo ingresso trionfale in paese e con il solo ausilio di funi, scale e braccia viene issato al centro della piazza antistante la Chiesa di Sant’Agata e sulla sua sommità issata una copia della bandiera turca (il cui originale come abbiamo detto è conservato all’interno della Chiesa di Sant’Agata). Tutt’intorno viene allestita la sagoma di una galea, ovvero una nave fatta con legno e rami di abete che per tutto il mese di Agosto e fino alla prima domenica di Ottobre ricorderà lo storico evento.

Durante questo periodo, manifestazioni, festeggiamenti, sfilate in costume, balli e concerti si susseguiranno per il paese: famosa è la recitazione di poesie in ottava rima, il cosiddetto “canto a braccio”.

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