Amandola> San Ruffino – Abbazia dei Santi Ruffino e Vitale (XI°sec.)

Descrizione

L’Abbazia dei Santi Vitale e Ruffino fu costruita nella metà dell’XI sec. sui resti di una cripta del VI sec., per volontà del Vescovo di Fermo, dei nobili di Smerillo e Monte Passillo (Signori feudali di Comunanza) con l’intento di attuare localmente esperienze di riforma monastica sostenuta da San Romualdo, promotore della Congregazione camaldolese e San Pier Damiani, teologo e Vescovo italiano. Sul lato sud troviamo il convento disposto su due piani che racchiude al suo interno un cortile centrale e la grande torre campanaria quadrangolare edificata nel XIII sec. che mette in comunicazione il convento con l’edificio religioso.

Da documenti trascritti dall’Abate Fatteschi e custoditi negli archivi dell’Abbazia di Farfa dall’anno 736 fino a tutto il XII sec,. l’Abbazia dei Santi Vitale e Ruffino non fece parte dei possedimenti farfensi (dell’Abbazia di Farfa sita in prov. di Rieti). A conferma di questo è anche la presenza a capo del monastero di un abate e non di un preposto come invece avveniva in quelle a cui esse dipendevano. Il primo documento storico che riporta notizie riguardanti l’Abbazia dei Santi Vitale e Ruffino è una Chartula Concanbiationis del Luglio del 1023.

L’Abbazia benedettina nel XV sec. vantava un notevole prestigio in quanto, nel 1423, qui si fermarono spesso i figli ed il fratello del Duca di Varano. Questa, fino alla fine del Quattrocento, amministrava il vasto territorio circostante fino a quando fu affidata in commenda ad un abate esterno all’Ordine benedettino.

La chiesa, edificata in stile romanico, nei secoli ha subito costanti restauri che ne hanno parzialmente cancellato la sua primitiva forma. La facciata semplice e lineare, presenta un portale che sfoggia un doppio archivolto con ai lati due finestre ed una sopra che è stata aperta nel XVIII sec. L’interno si presenta suddiviso in tre navate di cui la centrale, più ampia rispetto alle altre due, è dotata di una copertura a capriate mentre nele due laterali è a crociera. Le pareti decorate da una serie di affreschi del XV sec che donano enorme pregio ma soprattutto un superbo impatto visivo. Il presbiterio risulta leggermente elevato rispetto al resto della chiesa a causa della cripta romanica sottostante, a cui si accede mediante due scalinate poste in fondo alle navate.

La cripta, scavata nell’arenaria e con volte a crociera, è suddivisa in cinque navate e, sulle pareti, sono ancora ben visibili alcune pitture a secco ed un ciclo pittorico del periodo tardo imperiale con figure di santi o defunti in atteggiamento statico. Sul perché sia stata costruita la cripta e del suo utilizzo non si hanno notizie ma si suppone possa essere stato un luogo di culto pagano, una grotta eremitica, un’area sepolcrale paleocristiana o una sala termale di epoca romana per la cura delle malattie della pelle vista la presenza di acque sulfuree in zona.

Sotto l’altare sono conservate le reliquie di San Ruffino e sotto di queste si trova un foro che la tradizione popolare vuole che i malati di ernia debbano attraversare a carponi per tre volte, invocandone la guarigione. Documenti che parlano di questo Santo non ve ne sono ma una leggenda narra che si trattava di un giovane contadino che arò, con grande sforzo, più di 100 moggi di terra (antica unità di misura) in una sola notte, donando sollievo e beneficio ai contadini del luogo.

Il 26 Settembre del 1997 a seguito delle forti e persistenti scosse di terremoto che per giorni hanno interessato tutto il territorio, la chiesa subì seri danni e, nel 2002, venne approvato il progetto di restauro e risanamento che ha riguardato la ricostruzione della copertura, risistemazione delle volte, inserimento di tiranti metallici, rifacimento dei solai, stuccatura dei giunti e riparato le lesioni con la tecnica del “cuci-scuci” (che consiste nel sostituire ogni singolo mattone o pietra danneggiata con altri nuovi, avendo cura di rendere quanto più omogenea possibile la fusione tra la muratura vecchia e nuova).

Ogni anno il 19 di Agosto si svolge la tradizionale Fiera dei Santi Vitale e Ruffino, la festa religiosa più antica dei Monti Sibillini e meta ogni anno di migliaia di persone che non vogliono mancare al tradizionale appuntamento. Sono presenti stand dove si potranno gustare ed acquistare le specialità del territorio e musicisti con fisarmoniche ed organetti che suonano e cantano stornelli della tradizione popolare, dando la possibilità di potersi anche cimentare nel “saltarello” (ballo tipico dell’Italia Centrale). Una prima testimonianza scritta di questa festa viene riportata nel volume Antichità Picene da Giuseppe Colucci, uno storico religioso morto nel Marzo del 1809.

L’origine della festa pare derivi da una battaglia disputata nel 1306  tra i Comuni di Montefortino (che si alleò con Amandola, Force e Montegallo) e Monte San Martino (paese in prov. di Macerata). Una battaglia tra gli amandolesi ed i montesammartinesi si svolse proprio il 19 di Agosto nel giorno della festa. Visto il perdurare della guerra il Rettore della Marca (la Marca di Ancona era il nome di una delle quattro province istituite nel 1210 da Papa Innocenzo III in seguito alla ripartizione dello Stato della Chiesa) voleva intervenire per porvi fine, ma i contendenti scelsero degli arbitri per risolvere la disputa, ed arrivarono alla pace il 30 Giugno del 1307.

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