Amandola> Casalicchio – Abbazia dei Santi Vincenzo e Anastasio – San Salvatore (XI°sec.)

Descrizione

Nelle vicinanze dell’abitato di Casalicchio, potrete visitare l’ Abbazia dei Santi Vincenzo ed Anastasio, conosciuta anche con il nome di Abbazia di San Salvatore. Data esatta sulla sua costruzione non ve ne sono ma i primi documenti che ne riportano notizie risalgono al 1° Marzo del 1044 quando l’Abbazia è menzionata per un’assegnazione di decime accordate dal Conte Uberto Adelberti al Vescovo di Fermo. Venne edificata su quello che in origine era un monastero del VI sec. dedicato solo a Sant’Anastasio.

Da documenti trascritti dall’Abate Fatteschi, e custoditi negli archivi dell’Abbazia di Farfa, dall’anno 736 fino a tutto il XII sec. l’Abbazia dei Santi Vitale e Ruffino non faceva parte dei possedimenti farfensi (dell’Abbazia di Farfa sita in prov. di Rieti). A conferma di questo è anche la presenza a capo del monastero di un abate e non di un preposto come invece avveniva in quelle a cui esse dipendevano. Un documento datato 8 Luglio del 1073 e conservato nell’archivio di Montefortino, Liutprando, re dei Longobardi, donò all’Abbazia molte terre e questa ne cedette mille modioli al Santuario della Madonna dell’Ambro.

La chiesa dal 1295 ha subito profonde trasformazioni e modifiche che si sono protratte fino al XV sec., tanto che oggi, dell’impianto originario, rimane solo l’ala destra dove sono visibili alcuni archi appartenenti al chiostro e frammenti dell’abside rettangolare. Nei primi anni del 1800 vennero eseguiti altri lavori di ampliamento e consolidamento, forse anche vista l’instabilità e la sicurezza del complesso dopo i terremoti del 1703, 1741 e 1771, che portarono al crollo parziale della chiesa inferiore e di quello che era all’ora, oggi rimane solo un lato della navata e la base del campanile.

L’Abbazia fino al 1439 ebbe una forma di governo detta degli abati claustrali elettivi in cui l’abate, con giurisdizione temporale e spirituale, veniva eletto dai monaci stessi.

Dal 1439 al 1473 ci fu un governo detto degli abati manuali in cui l’abate veniva eletto dai parrocchiani ed approvato dalla Curia.

Dal 1473 al 1515 si passò ad un governo detto degli abati commendatarii con giurisdizione temporale in cui l’abate aveva giurisdizione spirituale e una parte delle entrare dei ben dell’Abbazia; i restanti beni venivano riscossi da una persona virtuosa che veniva eletta dal Papa e che non aveva l’obbligo di seguire la regola del monastero e di risiedervi.

Dal 1515 e fino al 1830 invece si ebbe un  governo degli abati commendatarii con giurisdizione temporale e spirituale in cui l’abate esercitava la giurisdizione temporale (o nel caso la affidava ad un agente) e provvedeva personalmente alla seconda o attraverso un sacerdote che sarebbe stato ricompensato con un assegno annuo.

Fino al 1830 l’Abbazia dei Santi Vincenzo ed Anastasio aveva sotto la sua giurisdizione numerose chiese ma gli abitanti della frazione di Garulla, vuoi per il lungo tragitto che dovevano percorrere per recarsi alla messa, vuoi perché questo risultava essere sconnesso e attraversato da sette fossi da oltrepassare, chiesero lo smembramento in due distinte Parrocchie. Con Bolla Pontificia del 9 Giugno del 1830 e decreto della Curia di Fermo del 6 Settembre sempre dello stesso anno, vennero a crearsi le Parrocchie dei Santi Vincenzo ed Anastasio e quella di Santa Maria delle Grazie in Garulla.

Sotto la giurisdizione della Parrocchia dei Santi Vincenzo ed Anastasio risultavano esserci le chiese di: Santa Barnaba in Villa Moglietta, Sacra Famiglia sita in Villa Casalicchio, San Vincenzo e Beato Antonio nella Villa Francalancia, Madonna del Carmine nella Villa Casa Coletta e San Michele Arcangelo sita a Paterno.

Le chiese invece che risultavano essere sotto la Parrocchia di Santa Maria della Grazie erano: le due chiese dedicate alla Vergine situate una a Garulla Inferiore ed una a Garulla Superiore e la Chiesa di Santa Maria della Pace. Dal 1984 le due parrocchie sono state riunificate con il titolo di Santa Maria delle Grazie e San Vincenzo.

L’interno, a unica navata presenta una copertura a capriate ed una scala che mette in comunicazione la navata con il presbiterio rialzato. Ai lati un corridoio introduce alla cripta ad una sola navata e sorretta da un unico pilastro centrale. Il campanile, ricostruito nel 1461 in origine era collocato nello spigolo Nord-Ovest dell’ingresso antico. Nel 1983 venne trafugata una tela raffigurante la Madonna con Bambino tra i Santi Vincenzo ed Anastasio, opera di Domenico Malpiedi. Qui si trovava anche un Cristo ligneo Trionfante della fine del 1200 che ora è possibile ammirare nella Chiesa di San Francesco.

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